Una settimana in Kenya

Era già da un po’ che volevamo spezzare il lungo inverno padano con un bel viaggio al caldo e quest’anno finalmente ci siamo decisi ad andare in un’agenzia di viaggi per farci un po’ un’idea. Inizialmente avevamo pensato a Cuba ma poi abbiamo preferito “tenercela” per un viaggio più itinerante e sicuramente più faticoso di quello che avevamo in mente di fare ora. Ci hanno proposto il Kenya, a cui sinceramente io non avevo proprio pensato! Una meravigliosa scoperta, mi è piaciuto tantissimo e voglio condividere questa vacanza andando ad elencarvi le cose a cui bisogna “prepararsi” quando si decide per un viaggio in Kenya.

La natura

E’ decisamente lei a farla da padrona, ancora abbastanza incontaminata e selvaggia. Il mare è stupendo, la caratteristica più curiosa è il fenomeno della marea, che fa completamente cambiare l’aspetto della spiaggia più o meno ogni 6 ore, spostando l’acqua anche di 2 km. A questo bisogna essere decisamente preparati, ho sentito alcune persone lamentarsene, personalmente invece l’ho trovata una cosa molto affascinante che consente di vivere il mare in modi diversi. Quando c’è la bassa marea è possibile camminare (attenzione al sole che picchia tantissimo!) fino alla prima barriera corallina e vedere stelle marine, ricci, pesci palla e altre bellissime creature marine. La sabbia è bianchissima e l’acqua cristallina e calda. Quando la marea sale si può finalmente fare il bagno e farsi cullare dalle onde.

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Non c’è solo la vita da spiaggia, non si può andare in Kenya senza fare un safari! Un’esperienza incredibile in cui si possono ammirare gli animali nel loro ambiente, il paesaggio è bellissimo e mi sono goduta ogni momento, anche la scomodità delle ore passati in jeep sugli sterrati. Io ho fatto un safari di due giorni con pernottamento in un lodge all’interno del parco Tzavo, con un panorama mozzafiato.

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I colori

Le immagini parlano da sole, il verde/azzurro del mare, il rosso della terra, il bianco della sabbia, il verde della vegetazione, tutto è vivace, quasi violento ma allo stesso tempo perfettamente armonico.

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I bambini

Tantissimi bambini, le strade ne sono piene. Gruppi numerosi camminano già dalle sei del mattino per raggiungere le scuole, colorati e sorridenti nelle loro divise colorate. Avvicinandosi al parco si vedono famiglie intere che si spingono verso la strada per chiedere caramelle, soldi o qualsiasi cosa gli si voglia donare. Anche a questo bisogna essere preparati, è pur sempre Africa, le famiglie sono numerose e non certo benestanti. Molti vivono nelle abitazioni tradizionali con i muri di fango e non hanno niente. I loro occhi vi rimarranno nel cuore. Se avete intenzione di visitare queste zone portate qualcosa da regalargli, io avevo portato dei pastelli, molti danno dolci e caramelle, che loro ovviamente adorano.

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Gli abitanti 

Una cosa è certa: non vi sentirete mai soli! Gli abitanti del posto vi si avvicineranno di continuo, sia in spiaggia (i cosiddetti beachboys)  che in strada, per presentarsi, parlarvi e, ovviamente, cercare di vendervi qualcosa. Parlano tutti perfettamente italiano, data la presenza copiosa di turisti italiani, possono risultare a volte un po’ insistenti, basta essere chiari e non promettergli niente se non si ha intenzione di comprare. Io consiglio di scegliere, o farsi scegliere, subito uno o due da cui comprare qualcosa e farsi accompagnare nelle passeggiate in spiaggia, almeno la prima volta, per farsi spiegare un po’ la fauna e anche la vita del posto. I beachboys vendono di tutto, anche le escursioni e i safari, a prezzi spesso vantaggiosi, sicuramente inferiori a quelli proposti da alberghi e villaggi. In genere ci si può fidare, noi avevamo prenotato dall’Italia basandoci su recensioni online.

Molti li trovano invadenti, a me ha fatto piacere comunque parlare un po’ con loro, sono ragazzi giovani che fanno anche 30 km al giorno a piedi per cercare di guadagnare qualcosa, ho trovato molto interessante confrontarmi con uno stile di vita così diverso dal nostro.

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L’atmosfera

Credo che ciò che si definisce Mal d’Africa derivi proprio dall’atmosfera che si respira. Non so come spiegarlo ma si ha davvero un senso di disintossicazione dalle ansie e dalle frenesie del nostro modo di vivere. Si viene contagiati dalla semplicità, dai ritmi rilassati, come dicono loro “pole pole”, che vuol dire lentamente e il celeberrimo “hakuna matata”, cioè nessun problema. Lì si vive davvero così, senza ansia, o almeno questo è ciò che arriva. Internet non andava quasi mai, ma non ce ne siamo quasi accorti. La jeep era scomoda e abbiamo respirato chili di polvere, ma non ce ne siamo mai lamentati.

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Informazioni varie

Noi alloggiavamo in un villaggio italiano a Watamu, come ce ne sono moltissimi in zona, vicinissimo a Sardegna 2, una lingua di sabbia bianchissima. Ci siamo trovati benissimo, non so se era il clima africano ma non abbiamo avuto nessuna lamentela da fare. La clientela era abbastanza giovane e il clima informale.

Non abbiamo fatto nessun vaccino, questa è la stagione secca e di zanzare ce ne sono poche (niente a confronto delle zanzare assassine padane). Ho portato i medicinali soliti di quando viaggio, in più ho solo preso dei fermenti da una settimana prima fino alla fine della vacanza (per non ripetere gli inconvenienti avuti in Messico). Non ho avuto nessun problema.

Il clima in questo periodo è perfetto, con temperatura sempre tra i 25 ai 30 gradi. Nella settimana in cui sono stata io inoltre  c’era sempre un po’ di vento che non faceva soffrire il caldo. Anche alla sera si stava bene senza bisogno di giacche.

Il sole è molto caldo anche se sul momento non sembra, essendo mitigato dal vento, la crema solare con protezione alta è indispensabile, io ho usato quasi sempre la 50, non stando comunque tutto il giorno al sole.

Il sole sorge verso le 6 e tramonta verso le 18.30, quindi è meglio non perdere troppo tempo a letto al mattino e fruttare le ore di luce.

Ci sono turisti di tutte le età, anche famiglie con bambini, è una vacanza che mi sento di consigliare a tutti. L’importante è, come sempre, sapere dove si è diretti e non pretendere il lusso e il confort a tutti i costi.

Il cibo locale non è molto vario, le cose tipiche sono il riso al cocco e l’ugali, una polenta bianca un po’ insapore. A me tutto sommato è piaciuto, io adoro il riso! Essendo poi in un villaggio italiano c’era un po’ di tutto. La frutta è incredibile, me la sogno ancora!

Spero di avervi trasmesso un po’ di amore per questi posti o perlomeno di aver stimolato un po’ la vostra curiosità, se avete altre cose da chiedere non esitate!

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Concludo con un piccolo video che sicuramente youtube mi bloccherà per copyright.

 

 

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